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Recent Posts

  • Ci sono molti modi
    from Insanae by amelinda
    Sono anni che mi racconto la favoletta in cui sono diventata fredda. Fredda come tutte le vendette che vorrei portare avanti. Fredda e lucida. O meglio che vivo a mente fredda e sangue caldo, che ribolle e si scatena. Sono anni che mi racconto questa serie infinita di cazzate. Addirittura a un certo punto girava la "leggenda" che io non ce l’avessi più un’anima, che mi fosse stata strappata con un quarto di cuore e che fosse stata gettata in sul fondo di venticinque bottiglie di vino rosso. Leggende nate sul fondo di una bottiglia, attaccate alle persone perché per è facile parlare di chi non riesce mai in nessun modo a mantenere un basso profilo nelle cose. Forse è pure divertente. Invece pare che io di anima vera, non di anima da emo del cazzo, ne abbia ritrovata davvero parecchia in questi ultimi mesi. Di quell’anima bella che ti rende per la prima volta protettiva nei confronti delle persone, che non vuole essere protetta ma vuole prendere per mano gli altri e portali in posti meno bui della mente. Con l’arrivo dei miei 25 anni devo dire che ho sentito un cambiamento viscerale scuotermi. Non voglio parlare però di come si cresce. Non è interessante e non è nemmeno sano farlo pubblicamente, dopotutto siamo noi a decidere cosa dare in pasto agli altri, e questo non fa parte di quello che ho deciso di dare in pasto alla gente. Stasera fa fresco. Nelle notti estive, in genere, Roma è ancora più irrespirabile di quello che si possa immaginare. Invece in queste notti è fresca, anche se il dolore delle vertebre fa subodorare un cambiamento di tempo... In questa notte estiva però, mi sono trovata di nuovo davanti alla mia incompletezza. Quella per cui quando ti trovi da sola a dover considerare cosa stai facendo delle tue giornate e del tuo insieme, ti accorgi che ti mancano tanti pezzi. Anche vuoi smetterla di raccontarti quanto ti manca la terra che senti come casa, quanto il fatto che in fondo alle vie e tra i palazzi, per quanto lo cerchi disperatamente, non ci sia mai il mare. Anche basta direi. Cosa mi manca? Se mi si guarda da fuori, se mi guardo da fuori, sono quanto di meglio io sia mai stata. Ho un percorso professionale meraviglioso, e di questi tempi fare il lavoro che si voleva fare non è solo un lusso, è un surplus del lusso. Nonostante il mio odio esasperato per la capitale ho incontrato decine e decine di persone per cui vale la pena vivere qui, anche se non ci sono mai veramente qui. Non ci sono con con l'anima, il cuore, la testa... ci sono con il corpo. Le poche volte che ci sono del tutto è nelle mani di poche persone, negli spazi che condivido con loro singolarmente, in un caffè all'ombra dei platani del viale sotto casa, in un altro caffè corredato da disegni, nelle storie che mi raccontano, nelle loro mani che si muovono davanti ai miei occhi mentre descrivono mondi e io, solo in quei momenti, per un attimo, sono qui. Veramente qui. Stasera a un certo punto ho pianto. Di quel pianto senza lacrime che sa un po' di felicità incompleta, di quel vuoto intorno che è riempito di mille oggetti che ho accumulato fino adesso, ho pianto di un sorriso pieno di saudade, per quella maglia nera sulla sedia dietro di me che assomiglia anche troppo alla mia gatta, per quel desiderio forte di avere attorno le persone di cui avverto veramente la presenza - e che in questo momento non possono esserci - ho pianto per questo limbo che sto vivendo che ancora non è il mio modo di essere felice, ma può iniziare ad assomigliarci... Ci sono molti modi, credo, di accorgersi che si è davvero al mondo e non ci si trascina solo stancamente nelle giornate in una città sempre troppo estranea. Forse ho pianto solo perché sono viva. Questo basta. ... Read More >
  • Qualcosa...
    from Insanae by amelinda
    Datemi qualcosa in grado di lenire questo male. E il male non sono le vertebre che si strappano dal mio collo dopo l'incidente. Il male è qualcosa che mi manca. Qualche pezzo che mi sono persa in giro. Il male è rendermi conto in una sera di autunnale fine di primavera, che non sono quella bella persona che vorrei. Che la vita che ho tanto inseguito fa di me una persona sbagliata. Ancora più sbagliata di come mi sentivo prima. Venduta, infranta, interrotta, storta, crudele. Usate un po' l'immagine che preferite. Quella che vi pare, non me ne frega, se lo pensate forse non avete torto, ma per favore, datemi qualcosa che mi faccia sentire a casa. Qualcosa in più delle conchiglie sulla mia scrivania che servono a ricordarmi come mi manca il mare in fondo alle vie, qualcosa come la mia gatta sulla pancia, che non c'è più. Qualcosa come il mio gatto ai piedi del letto che mi fa le fusa, e che ora non c'è più. Qualcosa che mi ricordi chi sono e da dove vengo. Qualcosa che sia il mio mare, i miei scogli, la mia semplicità senza mille sovrastrutture. Vorrei sentirmi a casa da qualche parte, sentirmi di nuovo io, senza tutte le sporcature degli ultimi anni. Credevo che fare il lavoro che ho sempre sognato mi rendesse felice. Che potermi pagare i dottori dopo un incidente mi rendesse felice. Che avere un'iPhone, un MacBook mi rendesse felice. Che il realizzarmi, il toccare con mano le mie ambizioni, il farmi accettare per il mio ruolo bastasse per essere felice. Invece per un cazzo, il cielo di questa città, anche quando è limpido, anche quando è colmo di sole, non riesco ad amarlo. Quando cammino per strada non sono io. Non sono io nemmeno quando mi sveglio o quando vado a dormire. Forse la parte più grande di me che è rimasta è quella che vomita parole all'una di notte. Parole perse nel vento. Senza senso. Patetiche come quelle di un'adolescente del cazzo. Il resto sono solo domande retoriche...... Read More >
  • E va bene, ma anche no.
    from Insanae by amelinda
    Parliamone ve ne prego. Per me sta diventando come qualcosa di simile a una persecuzione. Neo Genesis Evangelion (in generale non importa se la serie animata o il fumetto oppure i lungometraggi, di questo chissenefrega bufferato proprio) ha decisamente influenzato l'immaginario di molti di noi. Che lo abbiamo scoperto con l'adolescenza, o prima o dopo poco importa. Rei Ayanami è la gattina morta che ha popolato parecchi sogni, la signorina Katsuragi è una sex simbol e Shinji Hikary l'emblema delle pippe mentali dei sedicenni in guerra con il mondo (vabbè lui un po' più concretamente nella sua realtà, ma anche qui sticazzi) e gli Eva hanno lo stesso estremo valore erotico di una bella moto (infatti tutto il design parte dalle Ducati). Ora, dieci anni fa iniziai a comprarmi il fumetto. Non sono mai riuscita a capire come va minchia va a finire. Un mese fa, nel giro di tre giorni mi sono guardata tutta la serie animata. Rimanendoci di MERDA  per il finale (che qualcuno su wikipedia è riuscito a definire "sperimentale". Ma che stracacazzo dici? Lo noterebbe anche il principe dei deficienti soggetti a una lobotomia totale che gli hanno levato i soldi e questi si sono inventati una merdata pippaiola solo ed esclusivamente per allungare il brodo delle puntate riciclando i videobord 'ccoddio). Ci sono rimasta così male che sono andata a cercarmi su wikipedia come va a finire, almeno per saperlo, almeno per dire che cristoddio dopo dieci anni ci capisco qualcosa. Un cazzo. Non c'è scritto un emerito CAZZO!! Ma puoi scoprire che esiste una prima versione cinematografica: The end of Evangelion, che ne da un finale. Un'altra versione cinematografica Rebuild of Evangelion o You are not alone che ne da un'altra visione, e una quantità improbabile di cagate da otakudimmerdadelcazzocheviodioquantoicosplayerdimmerdavaffanculo su come sono confezionati i dvd e le supposizioni su quando uscirà il prossimo. Parcheggiamo un attimo questa smania di vedere che cazzo vuol dire tutta sta faccenda che mi perseguita, che cazzo vuol dire questa storia con questi robottoni che poi non sono robot ma non importa che vanno a pile o se non stanno attaccati alla corrente hanno meno autonomia di un Acer 212tx dell'epoca pre cristiana. Capita che un amico mi fa vedere questa cosa. ORGASMO. Poi, visto che lui è un figo mi presta il DVD figherrimo deluxe in versione limitata con tutte le stracacazzo di nerdate che vi potete sognare nella vita dentro, ma sono due DVD fottutamente IDENTICI dove la fine non la trovi. Perché a distanza di dieci anni DIECIFOTTUTISSIMI ANNI non posso sapere che cazzo succederà. Ho passato più di due ore della mia vita a farmela salire con un'animazione da PAURA per rimanere con un pugno sulle gengive. Torno su wikipedia, mi leggo di nuovo che cazzo vuol dire tutto questo, rosico, bestemmio che se mi sentono a Londra è poco, e mi dico: ok cerco i torrent, da qualche cazzo di parte nel meraviglioso mondo della internet di sarà la fine. CI DEVE ESSERE CRISTODDIO CI DEVE ESSERE! Intanto che mi arrendo all'evidenza decido di vedere l'altro dvd che mi ha prestato. Non solo il mac me lo sputa fuori neanche gli avessi chiesto di leggersi La cavallina storna di Pascoli,  ma poi, quando decide di leggerlo mi accorgo che nella migliore delle ipotesi posso vedermelo in GIAPPONESE sottotolato in inglese, o in cinese sottotitolato in vaffanculo. Ora, dopo aver messo a scaricare dei file a CAZZO DI CANE, dopo essermi rovinata gli occhi a leggere stronzate da otaku su wikipedia, devo dire con orgoglio che mi sono ROTTA I COGLIONI. O qualcuno mi fa vedere (e leggere) la fine di questa storia o faccio un omicidio di massa. Però con AMORE. MAVAFFANCULO. Ah vi aggiungo anche il mio ragionamento da bionda che non può mancare, perché guardando l'anime di You are not alone, stanotte ho anche partorito una bella cazzata. Shinji scappa per due giorni, in metro si nota che il suo walkman ha solo due tacche di batteria, ma per tutto il tempo della fuga lui ha le cuffie così io, genio del male di stocazzo, mi chiedo: ma dove cazzo avrà ricaricato l'ipod? Ovviamente quello è un coso che va a cassette, avrà delle pile e ste manie del cazzo me le potrei levare. Ma vaffanculo di nuovo. Questa volta me lo dico da sola.... Read More >
  • Estemporanea
    from Insanae by amelinda
    Ho sonno. Ho molto sonno, visto che raramente ho un ritmo di sonno normale. Ho scritto tre volte la parola sonno nella stessa riga. Quattro volte in due righe. Succede. Così sono salita nel letto, sotto il piumone, non ho nemmeno aperto il libro, convinta che avrei dormito subito. L'ho ripetuto abbastanza dall'inzio del discordo il concetto che ho sonno no? Eppure, appena chiudi gli occhi un attimo, convinta che il cervello si spegnerà, scopri che il tuo sonno è fuggito via. L'ho visto strisciare rasente i muri per mano alla mia felicità.... Read More >
  • 1° MARZO SCIOPERO DEGLI IMMIGRATI
    from csoa TEMPO ROSSO by temporosso
    Le leggi in materia di immigrazione, dalla Turco-Napolitano, alla Bossi-Fini, fino al Pacchetto sicurezza ed all’introduzione del reato di clandestinità, fanno parte di una più generale ristrutturazione del mercato del lavoro, avviata tra l’altro dai governi di centro sinistra con il Pacchetto Treu, approfondita dalla legge 30 e dalla riforma del ccnl del centro destra. La flessibilità è il comun denominatore di un medesimo progetto che ha il principale obbiettivo di abbassare il costo del lavoro di tutta la forza-lavoro e di affermare il primato dell’impresa sugli individui. Gli immigrati soprattutto se “irregolari”, sono una “risorsa” per molti imprenditori, in particolare delle piccole e medie imprese, che potendo usare la loro maggiore ricattabilità e subordinazione impongono loro uno sfruttamento e trattamenti salariali altrimenti intollerabili. Condizione questa che si aggrava ancor di più nel caso delle donne “irregolari”. La rivolta di Rosarno, ha squarciato quindi il velo che le imprese, non solo meridionali, con la complicità dei governi cercano di stendere rispetto all’equazione clandestinità=lavoro nero=schiavitù. Si tratta infatti di moderne forme di schiavitù, sia nelle retribuzione che nei ritmi di lavoro, ma anche nelle più generali condizioni di vita. Con l’aggravarsi della crisi e l’accesso a forza lavoro ricattabile peggiorano anche quelle dei lavoratori italiani. Imprese, banche e governi cercano di scaricare i costi della crisi economica da loro provocata su tutti i lavoratori. Licenziamenti, cassa integrazione, abbassamento dei salari, disoccupazione, difficoltà a permettersi una casa, taglio alle spese sociali, dalla scuola alla sanità, sono diventati una dura realtà anche per milioni di lavoratori italiani. Per i migranti tali effetti sono ancora più disastrosi, poiché per il tipo di lavoro che svolgono e per la condizione di non cittadini in cui si trovano, non usufruiscono nemmeno di quei miserabili ammortizzatori sociali previsti per la maggioranza dei lavoratori italiani; inoltre la perdita del lavoro significa spesso ripiombare nella condizione di clandestinità perché la infame legge Bossi-Fini lega il possesso del permesso di soggiorno al mantenimento di un’occupazione. In questo contesto le politiche razziste e populiste, dei governi di centro destra, con il concreto sostegno di esponenti ed amministratori di centro sinistra, mirano a contrapporre i lavoratori immigrati ai lavoratori italiani (precari e non, a nero, inoccupati), favorendo un pericoloso clima di odio sociale. L’immagine dell’immigrato-ruba-lavoro-terrorista-violentatore-criminale, da respingere/rinchiudere, viene utilizzata con l’unico scopo di indicare un capro espiatorio sul quale scaricare le tensioni prodotte dalle precarietà dell’esistenza. In tal modo si rendono più ricattabili e succubi gli immigrati che sono costretti ad accettare condizioni ancora peggiori alimentando un circolo vizioso che si ritorce sugli stessi lavoratori italiani. In realtà padroni e loro rappresentanti politici non vogliono e non possono espellere l’enorme massa di migranti di cui hanno estremo bisogno e vorrebbero rimandare a casa solo quelli che eccedono le loro esigenze di sfruttamento. Ecco perché è una deriva autolesionista aderire alle campagne xenofobe e razziste anche da parte di proletari italiani. Siamo, allora, di fronte ad un bivio: farsi trascinare da questa perversa spirale oppure respingerla al mittente riconoscendo nei migranti dei propri fratelli di classe, per quanto al momento trattati in maniera molto peggiore di noi, con i quali abbiamo in comune gli stessi nemici, gli stessi interessi di fondo, con la prospettiva di difenderci insieme o precipitare nel baratro di uno scontro tra sfruttati e di un comune ulteriore peggioramento. Infatti, difendere i diritti di migranti, quelli di cittadinanza come quelli lavorativi, non è solo un atto di umanità di fronte alle criminali politiche messe in atto nei loro confronti, ma è l’unica arma che abbiamo per contrastare in maniera efficace la politica di chi li vuole utilizzare come massa di ricatto e di pressione nei nostri confronti. Le lotte dei migranti in alcune aziende del nord e ancor di più i ribelli di Rosarno, ci parlano, (ed è questo l’aspetto più importante) di dignità e determinazione, voglia di protagonismo, di rivendicazione di diritti elementari: lavoro/reddito, casa, salute, istruzione, gettando ponti verso quel mondo del lavoro, in tutte le sue sfaccettature che è drammaticamente aggrappato a qualche straccio di garanzia che viene continuamente erosa dalle politiche antisociali di questo governo. Si tratta di raccogliere questo importante segnale nella prospettiva di sperimentare e organizzare lotte che mirino a conquistare migliori condizioni di lavoro e di vita per tutti, al di là del colore della pelle, della religione, della cittadinanza, cominciando dal sostegno alle rivendicazioni specifiche degli stessi migranti che li rendano meno ricattabili. La giornata di lotta del 1° marzo proclamata anche in Italia, in coincidenza con lo sciopero dichiarato dai migranti in Francia, rappresenta quindi un’occasione importante per rompere questa artificiale e velenosa dicotomia tra lavoratori migranti e non. Essa assume un carattere transnazionale e segna la ripresa delle mobilitazioni contro la “Fortezza Europa”. Durante quella giornata è quanto mai necessario promuovere scioperi e/o fermate nei posti di lavoro, blocchi e mobilitazioni nei territori per rafforzare le rivendicazioni dei migranti e per esprimere la nostra ripulsa contro il clima e la politica razzista portata avanti dal governo e dalle istituzioni. Questo vuol dire la scesa in campo ed un impegno preciso di tutto il sindacato. I sindacati confederali, infatti, nonostante abbiano, soprattutto al nord, centinaia di migliaia di iscritti immigrati, non fanno quasi nulla di concreto per la tutela dei loro diritti dentro e fuori i posti di lavoro, anzi spesso li utilizzano come alibi per portare avanti una politica di ulteriore subalternità alle pretese padronali di ottenere nuovi peggioramenti generalizzati. Anche di fronte all’iniziativa del 1 marzo hanno in buona sostanza tergiversato accampando, quando pure si sono espressi, inconsistenti motivazioni. E’ ora di prendere una chiara posizione ed assumere iniziative concrete e vere di sostegno alle lotte e ai diritti dei migranti a partire proprio dal 1 marzo. Promuoviamo delle mozioni nel corso dei congressi in corso e nelle assemblee sui luogo di lavoro per i contratti e le vertenze in atto, affinché la questione dei diritti dei migranti ed il sostegno alle loro rivendicazioni venga messo al centro della mobilitazione per respingere gli attacchi padronali. Ma soprattutto facciamo del primo marzo una base di partenza per avviare ovunque dei comitati unitari composti da migranti ed italiani in cui paritariamente si discuta come promuovere la comune lotta contro il razzismo e per una più efficace difesa della condizioni di vita e di lavoro.... Read More >
  • Questioni di STIMA
    from Insanae by amelinda
    Ci sono persone di cui non ho nessuna stima. La mia stima non nasce dal numero di libri che vendi, da come fingi di produrre cultura appropriandoti dei percorsi collettivi. La mia stima ti manca completamente quando fingi di resistere affondando le mani nel magma del pensiero collettivo per crearti un personaggio. La mia stima ti manca quando non sai risolvere una questione personale con dignità e ti lanci nella diffamazione, in modo anche pietoso. Io stessa ho deciso di entrare "nei meccanismi di produzione della cultura" per attuare un disperato atto di R*esistenza ad un mondo ignorante, che va a rotoli, ad un nuovo fascismo che fa leva sull'ignoranza travestita da cultura generale (cose del tipo "chi ha vinto il grande fratello 5?") Ci sono delle persone che sono entrate in questi meccanismi solo per il proprio tornaconto. Si sono appropriate di percorsi collettivi solo per il gusto di costruirsi un "personaggio" sulle basi della cultura altrui. Per anni ho pensato che le dinamiche di entrismo fossero sbagliate, questo perché quando accetti determinate attitudini inevitabilmente ne vieni sporcato. D'altro canto non ho mai creduto appieno nel mito dei DURI&PURI. Sicuramente  anche io mi sto sporcando le mani con l'anima, sto imparando a fare i conti con un mondo che disprezzo completamente, ad avere a che fare quotidianamente con persone che preferirei vedere appese per i piedi. Ma certe cose mi lasciano in bocca sempre e solo un retrogusto di MERDA. Ci sono persone che sono ANNI che mando a fanculo. Chissà che ci rimangano.... Read More >
  • WU MING CACCIATI DA GENOVA: UNA QUESTIONE NIENT'AFFATTO PERSONALE
    from nottenera by melanotte
    Comunicato apparso qualche giorno fa su IndyLiguria. Dedicato a quelli che non sanno e anche a quelli che fanno finta di non sapere. Giovedì 11 febbraio, a Genova, era in programma presso il Laboratorio sociale Buridda la presentazione dell'ultimo romanzo dei Wu Ming, scrittori di successo ed ex-animatori del Luther Blissett Project. Qualche giorno prima della presentazione, sui muri del centro storico di Genova compare un falso volantino d’indizione della serata in cui si accenna in modo provocatorio ma inconfutabile ad una parte della loro storia che “stranamente” questi loschi personaggi, maniaci dell’autopubblicità, omettono di raccontare. Il volantino viene prontamente staccato da ogni muro, e alcuni degli organizzatori della serata si presentano a chiedere spiegazioni a chi immaginano che l‘abbia concepito, tale Leonardo Lippolis, che è la vittima della peggiore porcata personale compiuta dai Wu Ming negli anni precedenti ed è persona che vive, si muove anche politicamente ed è quindi conosciuto in certi ambienti a Genova. Inizialmente gli viene rinfacciato che non sembrava corretto verso i compagni dell'AutAut e della Buridda appiccicare un falso sui muri, ma poi, spiegata un po' meglio, si ammette che, effettivamente, la cosa (da un punto di vista politico prima ancora che personale) sembra abbastanza grave e i WuMing non ne escono molto dignitosamente... L'autore del volantino viene quindi invitato alla presentazione ad esporre la vicenda che è ignota ai più. La sera del 11, quando arriva il momento di cominciare la presentazione, molti sanno che c'è qualcuno che ha delle cose da dire. L’unico Wu Ming presente per l‘occasione, Roberto Bui (il n.1, il più legato alle vicende più vecchie in questione), rifiuta un incontro a quattr’occhi prima della presentazione richiesto da questo rompicoglioni di vecchia data che, a quel punto, decide di salire sul palco e prendere la parola. Nessuno di quelli che lo avevano invitato a parlare e che hanno organizzato la serata (e che ormai non possono non sapere la vicenda nei dettagli) sente il bisogno di introdurre la faccenda e così egli viene accolto come un qualsiasi maniaco di protagonismo a cui si concede bonariamente di recitare la propria parte. Nell’inevitabile atmosfera di stupore della sala, viene letto il seguente testo: Il sottoscritto, Leonardo Lippolis, nel 2000 scrisse un testo, dal titolo “Togliti i baffi, ti abbiamo riconosciuto”, pubblicato dalla rivista Invarianti di Roma in cui criticavo duramente il progetto Luther Blissett soprattutto per una serie di cose che i Luther Blissett italiani e d’oltremanica avevano scritto e diffuso riguardo alla storia dell’Internazionale situazionista, e sostenevo la tesi che il presunto progetto di sabotaggio culturale diffuso per anni da questo anonimo progetto Luther Blissett fosse in realtà finalizzato alla costruzione del mito di un nome da sfruttare poi al momento della pubblicazione del romanzo Q, non a caso uscito in corrispondenza dell’uscita degli attuali Wu Ming dal Luther Blissett Project. Critica politica e culturale dura nei contenuti, ma assolutamente corretta nei metodi, nessuna delazione. Nel 2001 sulla suddetta rivista Invarianti pubblicavo un altro testo dal titolo “Le tute bianche si sono perse a Genova…”, in cui criticavo altrettanto duramente ma correttamente (citando solo documenti e testi ufficiali) le posizioni politiche e le pratiche di piazza condotte dalle tute bianche prima e durante il g8, a partire proprio dalle posizioni assunte da Bui e gli altri Wu Ming in quei mesi quando si professavano ufficialmente esponenti del movimento delle tute bianche. A questi testi i Wu Ming non hanno mai risposto nulla di pubblico. Poi nel 2004 Wu Ming scrive la sceneggiatura del film “Lavorare con lentezza” diretto da Guido Chiesa sulla storia di Radio Alice e della Bologna del 1977. Il tenente dei carabinieri, interpretato da Valerio Mastrandrea, un “drammatico bastardo” secondo la definizione data dai Wu Ming stessi, che ordina la carica in cui viene ucciso Francesco Lorusso, ha il nome nel film di Leonardo Lippolis. Quindi in tutte le sale cinematografiche d’Italia e in tutti i contesti di movimento il mio nome viene associato a quello di uno sbirro assassino, e tutto per aver scritto un paio di testi in cui osavo criticare le posizioni culturali e politiche dei Wu Ming. Che dire? Chiedo ad ognuno di voi, se tra dieci anni uscisse un film sul g8 di Genova in cui all’interprete di Perugini, di Mortola o del capo degli sbirri che ordina la carica in via Tolemaide ed è responsabile della morte di Carlo Giuliani, o del blitz della Diaz dessero il vostro nome voi come reagireste? L’attacco dei Wu Ming a Leonardo Lippolis è ad una persona, ad un nome, ma non è personale, perché è rivolto a certe idee e a certe posizioni politiche. E’ per questo che nei giorni scorsi il sottoscritto, di sua iniziativa individuale, ha prodotto e attaccato sui muri il volantino qui allegato, immediatamente staccato dai muri e accusato di infamia. Siccome sono stato invitato da qualcuno dei collettivi che hanno organizzato la serata a esporre quanto accaduto in questa sede, sono venuto qui a rivendicarmi in pieno la responsabilità personale di questo testo in cui non sono riportate falsità né infamità, solo dati di fatto facilmente documentabili, semplicemente scritti in tono provocatorio e con il mezzo tanto caro agli ex Luther Blissett del “falso”. Io sono qui per rivendicare appieno l’azione e il contenuto del testo, e non ho nulla da discutere con i Wu Ming, ai quali dico soltanto che ogni volta che verranno nella città in cui vivo gli romperò i coglioni nei modi che riterrò più opportuni e soddisfacenti. L’attacco è quindi soltanto ai “drammatici bastardi” dei Wu Ming, non ai collettivi Aut Aut e Buridda (citati nel volantino soltanto in quanto luoghi ospitanti), che pure si devono prendere la responsabilità di chi invitano. Se all’interno dei rispettivi collettivi ci sono persone che si rivendicano non solo i contenuti espressi dai Wu Ming e da quelli come loro sul g8, ma soprattutto pratiche diffamatorie come quella messa in opera dai suddetti, queste persone non meritano per me nessun rispetto. Se invece qualcun altro, sapendo questi risvolti, non ritiene accettabili certi comportamenti, credo più opportuno che si rivolga per chiedere chiarimenti ai Wu Ming o a chi, pur sapendo, ha deciso di ospitarli e non al sottoscritto. Io resto a disposizione di chi vuole approfondire e discutere in altra sede di certi argomenti trattati nei suddetti testi. La spiegazione di questi fatti così espliciti, intercalati da qualche accorato insulto nei confronti del Wu Ming in questione, non provoca alcuna reazione pubblica nella platea, se non qualche risata di scherno e qualche invito ad andarsene e a lasciare che la presentazione vada avanti. Nella sala c'è molto rumore, ma nelle teste dei presenti sembra esserci la calma piatta. L'idea che qualcuno possa essere pubblicamente associato ad un sbirro assassino (e per cosa poi? Perchè si sono criticate, sulla base dei fatti, delle posizioni politiche esplicitamente rivendicate? E in che modo? Rispondendo ad un attacco sui contenuti con un attacco personale di pubblica diffamazione?) non provoca negli ascoltatori nessun fastidio e lascia intendere due scenari umani e psicologici diversi: per alcuni dei presenti, con un percorso politico di un certo tipo alle spalle, in cui i dialoghi e gli accordi con gli sbirri erano prassi consolidata funzionale a precisi scopi politici, essere equiparati ad uno sbirro non deve essere effettivamente un problema; per altri, che evidentemente vivono invece in una preoccupante bambagia esistenziale e mentale (ma di sinistra ovviamente!), fatti di un certo tipo (la lotta politica in strada, i morti ammazzati dallo Stato, le rivolte, le denunce, la repressione, la galera) non sono istanze di vita reali, ma al massimo pretesti per una chiaccherata al bar del centro sociale, spunti per un romanzo o per un film da godersi col culo sprofondato in un divano… per cui in effetti perché prendersela per una cosa così (una “burla“, come la definiscono i Wu Ming)? D’altronde un appartenente a questa curiosa ma assai diffusa categoria di persone che, presente in sala, a modo suo voleva solidarizzare con il “provocatore” della serata ha genialmente sintetizzato il livello della percezione della questione affermando: “ma qual'è il problema, se la questione è questa perché non li denuncia sti Wu Ming?” Nella sala si respira quindi un'apatia che viene da interpretare come complicità coi misfatti denunciati: a nessuno degli organizzatori o dei presenti viene in mente di chiedere vagamente conto della faccenda al Wu Ming; Roberto Bui, che ovviamente non sente di avere nulla da spiegare, sogghigna e aspetta fiducioso; gli organizzatori pensano solo a riprendere la presentazione come se niente fosse accaduto. É a questo punto, di fronte a questa non reazione che ha i colori e la sostanza di una presa di posizione in piena regola, che una serie di compagni presenti in sala decidono, spontaneamente, senza neanche parlarsi e senza che la cosa fosse stata discussa prima, che quell‘ebete (che ora che la tensione sale si trastulla col cellulare), se proprio non aveva nulla da dire su tutto quello che era stato tirato fuori, allora non avrebbe neanche parlato del suo romanzo. E così è stato... il ripetuto invito a questo “drammatico bastardo” a venire a rispondere dei suoi gesti diffamatori almeno privatamente fuori dalla sala, non solo veniva da lui evitato nascondendosi nel retro del palco, ma veniva anche impedito dagli organizzatori della serata, schierati compatti in servizio d’ordine a sua difesa e incapaci di accorgersi che i primi ad essere presi per il culo e strumentalizzati da quel brillantissimo scrittore, in quel momento, erano proprio loro. Così nel parapiglia, in cui si cercava di restituirgli parte di quello che si meritava, il codardo si faceva scortare fuori da un'uscita laterale, scappava in albergo e la presentazione saltava. Non è un caso che il buon Bui, andato via per l’ennesima volta da Genova da perdente, ricordi che su 500 presentazioni che i Wu Ming hanno fatto in giro per l’Italia, questa è la prima che salta… Eh sì, caro uomo di merda, il caso vuole che qui a Genova ci sono ancora quelli che allora c’erano, che tutt’oggi ci vivono, e che si ricordano e vogliono vendicare le costole che voi e quelli come voi vi vantate ("mi dispace per le tue costole" di WM4) di aver incrinato a qualche ragazzo che il sabato del g8 del 2001 aveva “osato” presentarsi in corteo armato di bastoni e di rabbia autentica per vendicare la morte di Carlo. Già proprio Carlo, il fantasma della vostra cattiva coscienza che non vi abbandonerà mai… uno dei tanti che quel venerdì sono scesi in strada e si sono trovati nel vostro spezzone con la passione autentica della rivolta, e forse con la convinzione ingenua che la guerra che voi avevate proclamato nei giorni precedenti fosse intenzione di lotta reale e non quella farsa mediatica venduta come spot alle tv per farvi pubblicità che nascondeva invece la realtà degli squallidi accordi presi con gli sbirri (accordi poi da questi non rispettati perché la situazione in strada non era pacificata come voi gliela avevate promessa). Eh già, guarda un po’, qui ci sono ancora persone che hanno dei conti da regolare con gli opportunisti e gli sciacalli della vostra specie. Perché, cari organizzatori e spettatori dell’altra sera, è nel senso di quegli eventi (per voi forse così lontani, ma non per noi) che sta la sostanza della faccenda per la quale ci siamo ritrovati in un po‘, noi “invasati provocatori” che abbiamo impedito il godimento di un così promettente evento culturale: non si è trattato di una resa dei conti personale su questioni letterarie di dieci anni fa, ma dell’occasione (e quindi se lo volete, di un’opportunità) per riflettere su visioni radicalmente diverse della vita e del mondo, sul senso di pratiche e di metodi, di assunzione di responsabilità, di posizioni politiche del passato e del presente su cui non è possibile continuare ad avere le idee confuse e a nascondersi. Informatevi se non sapete, pensateci, fate i conti con i vostri desideri, e fate delle scelte, schieratevi… senza indugi né autoindulgenze. E la prossima volta, voi, cari Wu Ming, se volete un consiglio, fatevi proteggere meglio; non lamentatevi della scarsa prontezza dei “compagni” che vi hanno ospitato… chiamate direttamente gli sbirri, quelli che la storia immancabilmente dimostra essere (quasi!!) sempre stati vostri fedeli ed efficienti collaboratori. Quelli ai quali voi stessi, nel giorno del dolore e della repressione, nonostante avessero già tradito i patti, non avete mancato di dare solerte una mano. Voi stessi, quel sabato di luglio, nel 2001, a Genova, dove la strada ha definitivamente sconfitto certi progetti e certi metodi. Alcuni compagni presenti alla serata... Read More >
  • Appello per la creazione di Indy-geni - Indipendent Media Network di Terra di Lavoro
    from csoa TEMPO ROSSO by temporosso
    DOM 31 Gennaio 2010 h 16,30 c/o CSOA TEMPO ROSSO - Pignataro Maggiore INDYGENI Nell’era della manipolazione delle notizie e dell’asservimento totale dei media al potere, comunicare dal basso è sempre di piu’ un’esigenza per quanti promuovono e costruiscono percorsi di emancipazione, lotta e dignita’!!! Diventa il tuo media, rompi gli argini, travolgi tutto! Tv, giornali, internet, social network sono sempre piu’ veicolo della voce del potere e filtro distorto e distorcente della realta’, delle condizioni di vita attuali, delle lotte sociali, dei bisogni. E’ innegabile che i mezzi di comunicazione di massa, l’informazione in generale, siano sempre piu’ appiattiti (certo è sempre stato cosi’, ma ora è peggio) sulle esigenze e sulla necessita’ dei poteri di far passare la loro visione della realta’. Non a caso l’esigenza forte di rilanciare il percorso dei media indipendenti nati alla fine del secolo scorso (ormai pero’ carenti di attenzione da parte di audience vaste), parta proprio dalla provincia di Caserta, forse tra i luoghi del nostro paese dove il controllo e l’ingerenza di politici, malaffare e traffichini vari, è piu’ visibile e brutale che in altre parti della penisola! All’attacco frontale contro le lotte, gli immigrati, gli spazi sociali e i diritti in generale, crediamo che sia necessaria una risposta non solo in termini di mobilitazione, ma anche e soprattutto di comunicazione e controinformazione, anche in questo caso, rompendo gli argini che ci vorrebbero relegati in pochissimi spazi comunicativi. L’obiettivo è di creare un network di mediattivisti e media indipendenti su tutti i territori, formati appunto da “indigeni”, che raccontino la realta’ senza filtri di sorta e che sappiano, da buoni pirati, utilizzare tutti i possibili ed esistenti mezzi di comunicazione! E’ per questo necessaria e fondamentale la partecipazione e il lavoro di quanti siano capaci di utilizzare un pc, una fotocamera, un pennello, una penna, una bomboletta spry, la radio, photoshop, etcetcetc….. Non odiare i media Diventa il tuo media Appello per la creazione di “Indy-geni” (independent media network)... Read More >
  • DIFFERENZIATA? NO...SOLO BALLE!!!
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    Blitz di ambientalisti, operai e centri sociali alla conferenza-farsa del Consorzio Unico di Bacino Vitulazio – Un blitz di ambientalisti, operai del Consorzio Unico e di attivisti dei centri sociali, ha bloccato nella giornata di venerdi’15 gennaio, la conferenza-farsa sul tema della raccolta differenziata, in realta’ mai partita del tutto, o addirittura non partita proprio. Una iniziativa che cmq non è risultata appiattita esclusivamente sul piano della difesa dell’ambiente. Possiamo ben affermare che la protesta di venerdi’ è stata messa in piedi per reclamare democrazia, difesa dell’ambiente, diritto al lavoro. Poco dopo l’inizio dei lavori infatti, gli attivisti hanno fatto irruzione nella sala dove sio teneva l’evento e hanno srotolato uno striscione con la scritta “Differenziata? No, solo balle!!” e scandito slogan. Non si è fatto arrendere l’intervento di Digos e forze dell’Ordine, che a fronte di una protesta pacifica hanno risposto con la repressione, spingendo e strattonando gli attivisti. Momenti di tensione e qualche tafferuglio, finche’ l’iniziativa non si è trasformata in un sit in esterno alla sala che teneva la conferenza. Importante è da sottolineare la solidarieta’ espressa da parte dei semplici cittadini, piu’ che mai consapevoli che la conferenza in questione altro non era che una farsa. E’ stata una iniziativa per allargare gli spazi di democrazia perché il sindaco Achille Cuccari, da buon peones di paese, continua a trattare come una cosa privata, continuando a sprecare soldi pubblici per iniziative di propaganda personale, e impedendo di fatto a quanti sono contrari di poter esprimere le proprie opinioni. E’ stata una iniziativa in difesa dell’ambiente, perché nessuno crede alle farneticanti dichiarazioni di Scialdone del Consorzio Unico che ci dipinge come una delle provincie piu’ virtuose nella raccolta differenziata, quando è palese che la raccolta differenziata è l’ennesima bufala, che la crisi rifiuti è stata “risolta” sversando tutta la “monnezza” campana a Ferrandelle, che non esiste un impianto di compostaggio. E’ stata un’iniziativa per reclamare il salario, la dignita’ di un salario, infatti da oltre 4 mesi gli ex dipendenti di una parte dell’attuale consorzio non ricevono lo stipendio. Ci spieghi il signor Scialdone perché invece di sperperare soldi organizzando iniziative propagandistiche perché non paga gli stipendi della povera gente. E’ stata quindi un’iniziativa di dignita’, di uomini e donne liberi, non proni al potere dei piccoli vassalli di paese, Cuccari in testa, ne intimoriti dalle forze dell’ordine, ne sordi e schiavi di bugie e di “magagne” in classica salsa Casertana. L’iniziativa di venerdi’ è solo un ulteriore passo verso l’allargamento degli spazi di liberta’, verso conquista di sprazzi di dignita’. Scenderemo presto di nuovo in piazza a Vitulazio per riaccendere i riflettori sull’emergenza abitativa e sui paventati sgomberi dei prossimi mesi. A Vitulazio come in tutto il meridione, rompere gli argini, travolgere tutto! Operai exGeoEco in Lotta Csoa Tempo Rosso Csoa Spartaco Collettivi Studenteschi NoPasaran ReteDalBasso Indygeni Mediea Crew... Read More >
  • Blitz degli operai e dei centri sociali blocca congresso farsa del consorzio unico di bacino
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    Differenziata? No solo balle -  Vitulazio – Irruzione all’interno della conferenza farsa del consorzio Eco4 da parte degli operai senza stipendio e dei centri sociali a Vitulazio in provincia di Caserta. Momenti di tensione e lievi tafferugli con le forze dell’ordine che hanno spinto i manifestanti all’esterno della struttura dove si svolgeva il convegno. La situazione è molto tesa e si è formato un presidio in attesa col tentativo di poter rientrare dentro e prendere la parola. L’iniziativa si pone nell’ambito della lotta degli operatori del consorzio che da mesi non vengono pagati e che sono ricattati di dover passare da un contratto a tempo indeterminato a un contratto flessibile. Come al solito la risposta della controparte e delle forze derll’ordine è stata esclusivamente repressiva. Per questo motivo i manifestanti hanno deciso di restare a presidiare la struttura con l’intento di irrompere di nuovo a bloccare il congresso, che altro non è che una passerella per politicanti e traffichini vari. La campania della crisi rifiuti, della disoccupazione ancora una volta in piazza per reclamare a gran voce diritti e dignita’. A breve foto e aggiornamenti!! Csoa tempo rosso Terra di lavoro... Read More >

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